«La pelle racchiude il corpo, i limiti di sé, crea la frontiera far dentro e fuori: una frontiera vivente, porosa, perché la pelle è al tempo stesso apertura al mondo, memoria vivente. La pelle avvolge, incarna la persona, distinguendola dagli altri: la sua consistenza, il suo colore, le cicatrici disegnano un paesaggio unico. Simile a un archivio, la pelle conserva le tracce della storia individuale. È un palinsesto, di cui soltanto l’individuo possiede la cifra: tracce di bruciature, di ferite, di operazioni, di vaccini, di fratture, segni incisi sull'epidermide..»
La pelle e la traccia, David Le Breton
«La traccia corporale, con il dolore che ne è all’origine, accompagna la mutazione ontologica e il passaggio da un universo sociale all'altro, sconvolgendo il precedente rapporto con il mondo. Il corpo non appartiene al giovane, ma è solo una parte del corpo collettivo. Il marchio rituale ribadisce dunque il cambiamento ontologico dell’iniziato, che non è più lo stesso dopo la ridefinizione subita dalla sua stessa carne».
La pelle e la traccia, David Le Breton"Il corpo umano è stato trattato come un semplice pezzo di legno che ciascuno dispone e sistema a suo modo: si è tagliato ciò che eccedeva, si sono perforate delle pareti, si sono incise delle superfici piane, […] le mutilazioni sono un mezzo di differenziazione definitiva.
I riti di passaggio, Arnold Van Gennep