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“Dal giorno in cui una statua è terminata, comincia, in un certo senso, la sua vita. È superata la prima fase, che, per l’opera dello scultore, l’ha condotta dal blocco alla forma umana; ora una seconda fase, nel corso dei secoli, attraverso un alternarsi di adorazione, di ammirazione, di amore, di spregio o di indifferenza, per gradi successivi di erosione e di usura, la ricondurrà a poco a poco allo stato di minerale informe a cui l’aveva sottratta lo scultore”.

MARGUERITE YOURCENAR, Il tempo grande scultore.

“[...] Allontanarsi dalle cose fino a non vederne gran parte, e molto dover aggiungere, per poter ancora vederle; oppure collocarle in modo che molte parti ne rimangano nascoste e permettano soltanto di vederle di scorcio, guardarle attraverso vetri colorati o nelle luci del tramonto, dare ad esse una superficie o un’epidermide che non è più del tutto trasparente, sono tutti apprendimenti che dobbiamo accettare dagli artisti, e per il resto essere più saggi di loro”.

FRIEDRICH W. NIETZSCHE, La gaia scienza.

“L’arte fu, nell’infanzia del tempo, preghiera. Legno e pietra furono verità. Nell’uomo io vedo la luna, le piante, il nero, il metallo, la stella, il pesce. Che si lascino scivolare gli elementi cosmici, simmetricamente. Deformare, bollire. La mano è forte, grande. La bocca racchiude la potenza dell’oscurità, sostanza invisibile, bontà, paura, saggezza, creazione, fuoco”.

TRISTAN TZARA, Scoperta delle arti cosiddette primitive.

“Quando si è compiuto qualcosa per il proprio io, s’incorre in una maledizione. Dobbiamo capire che noi non facciamo mai niente, che c’è qualcuno che ci guida e che è il nostro intermediario. Noi non esistiamo: ecco il gran segreto”.

CONSTANTIN BRÂNCUȘI, Aforismi.

“Mi sveglio sempre a mezzanotte; allora medito e leggo. È così bello vegliare quando gli altri dormono, perché gli spiriti inquieti riposano, l’atmosfera è serena. Se l’avessi capito quand’ero più giovane, che sono gli spiriti inquieti degli altri che ci vietano di lavorare”.

CONSTANTIN BRÂNCUȘI, Aforismi.

“L’idea dell’obiettività psichica non è affatto una nuova scoperta, ma è una delle prime e più generali conquiste dell’umanità: è la convinzione dell’esistenza concreta di un mondo degli spiriti. Il mondo degli spiriti non fu mai una scoperta, a dire il vero, come quella del fuoco, ma fu l’esperienza o la presa di coscienza di una realtà per nulla inferiore a quella del mondo materiale. Dubito che esistano primitivi i quali non conoscano l’“effetto magico” o la “sostanza magica” (“magico” è soltanto un’altra parola per psichico). Sembra anche che quasi tutti sappiano dell’esistenza degli spiriti. Lo “spirito” è un fatto psichico. Come noi distinguiamo il nostro corpo dai corpi a noi estranei, così i primitivi (se conoscono l’“anima”) fanno una differenza fra la loro anima e gli spiriti, i quali ultimi sono avvertiti come alcunché di estraneo. Essi sono oggetto di percezione esteriore, mentre la propria anima (o una delle varie anime, perché ne sono ammesse parecchie), che è intesa come sostanzialmente affine agli spiriti, di regola non è oggetto di una percezione sensoriale”.

CARL GUSTAV JUNG, L’Io e l’Inconscio.

“Si può pensare il mondo come costituito di cose. Di sostanza. Di enti. Di qualcosa che è. Che permane. Oppure pensare che il mondo sia costituito di eventi. Di accadimenti. Di processi. Di qualcosa che succede. Che non dura, che è in continuo trasformarsi. Che non permane nel tempo”.

CARLO ROVELLI, L’ordine del tempo.

È certo che i primordi dell’arte racchiudono anche quelli dell’anima umana. Quale favoloso processo ha fatto sì che, scaturite da una pulsione segreta, le prime masse sovrapposte, le prime note, le prime parole, le prime esclamazioni abbiano potuto cristallizzarsi in una «forma» e, da convenzione arbitraria, divenire elemento d’umanità?

[…], non si può non essere colpiti dall’intensa grandezza, dalla purezza d’espressione e dall’idea possente che questi frammenti racchiudono alla loro stessa radice, come se fossero la lettera e lo spirito di un passato stranamente vitale. Ci si può domandare, alla luce di queste prime formulazioni volontarie dell’uomo, quale sia la funzione che determina le leggi dell’architettura dei nidi degli uccelli, degli alveari delle api, delle fortificazioni delle termiti e, risalendo più indietro, della struttura regolare dei cristalli, degli strati geologici, della vita all’interno delle pietre, dei colori pigmentati della natura”.

TRISTAN TZARA, Scoperta delle arti cosiddette primitive.

“[…], è ben probabile che le differenze razziali continueranno a servire da pretesto alla crescente difficoltà di vivere insieme, percepita a livello inconscio da un’umanità in preda all’esplosione demografica che – simile a quei vermi della farina che si avvelenano mutuamente a distanza per mezzo delle tossine che secernono, ben prima che la loro densità diventi eccessiva per le risorse alimentari di cui dispongono nel sacco che li racchiude – sembra inizi a odiare se stessa, quasi che una prescienza segreta l’avvertisse che sta diventando troppo numerosa perché ciascuno dei suoi membri possa fruire liberamente di quei beni essenziali che sono lo spazio libero, l’acqua pura e l’aria non contaminata. I pregiudizi razziali hanno raggiunto la loro intensità massima contro i gruppi umani che altri gruppi avevano ridotti a un territorio troppo stretto, a una porzione troppo esigua dei beni di natura perché la loro dignità non ne soffrisse, ai loro stessi occhi come a quelli dei loro più potenti vicini. Ma l’umanità moderna, presa globalmente, non tende forse a espropriarsi essa stessa? Non sta ricostituendo a sue spese, su questo pianeta diventato troppo piccolo, una situazione paragonabile a quella che alcuni dei suoi rappresentanti hanno inflitta alle sventurate tribù americane o oceaniche? E infine, che ne sarebbe della lotta ideologica contro i pregiudizi razziali se si dovesse constatare, come fanno pensare alcune esperienze condotte dagli psicologi, che sempre e dappertutto basti suddividere individui di qualsiasi origine in squadre, e porre questa in situazioni competitive, perché in ciascuna squadra si sviluppi un sentimento di parzialità e d’ingiustizia verso le sue rivali? […].

[…], come ci insegna l’esempio dei popoli detti primitivi, la tolleranza reciproca presuppone due condizioni che le società contemporanee sono più che mai lontane dall’avere realizzate: un’uguaglianza relativa da una parte, e dall’altra una distanza fisica sufficiente”.

CLAUDE LÉVI-STRAUSS, Razza e storia. Razza e cultura.

“Qualunque lingua si consideri, la presenza di certi fonemi implica o esclude quella di altri fonemi: nessuna lingua ha vocali nasali se non ha anche vocali orali; la presenza in una lingua di due vocali nasali che si oppongono implica che vi si potranno definire due vocali orali definibili dalla stessa opposizione; e la presenza di vocali nasali implica quella di consonanti nasali. […]

Molte lingue segnano il plurale aggiungendo alla parola un morfema supplementare; nessuna lingua fa l’inverso. Se una lingua possiede un termine per «rosso», ne ha necessariamente altri due per «bianco» e «nero», o per «chiaro»‘ e «scuro»; […]. Secondo alcune ricerche, la presenza in una qualsiasi lingua del termine per «quadrato» presuppone quella di un termine per «cerchio»”.

CLAUDE LÉVI-STRAUSS, Razza e storia. Razza e cultura.

“Lavorare come si respira, nella gioia e senza fatica, ecco la meta”.

CONSTANTIN BRÂNCUȘI, Aforismi.

“L’uomo non smette mai di nascere, e le sue condizioni di esistenza lo trasformano – mentre al tempo stesso egli esercita il proprio influsso su tali condizioni. Così moti interiori da cui nasce la coscienza di sé di un individuo sono strettamente connessi ai moti della società fuori di lui, e ciò avviene soprattutto nelle nostre società contemporanee, soggette a un inarrestabile riciclo: i membri di queste società sono costretti a riproporre e rinnovare ininterrottamente i propri investimenti di senso, i propri valori, i rapporti con gli altri e con il mondo. Di conseguenza, la coscienza identitaria è divenuta modulabile, fluida, priva di un radicamento profondo, preda dello spirito del tempo”.

DAVID LE BRETON, La pelle e la traccia. Le ferite del sé.

“Se diamo una descrizione del mondo che ignora i punti di vista, che è unicamente «dal di fuori», dello spazio, del tempo, di un soggetto, possiamo dire molte cose, ma perdiamo alcuni aspetti cruciali del mondo. Perché il mondo che ci è dato è il mondo visto da dentro, non il mondo visto da fuori.

[…] In ogni esperienza, noi siamo localizzati nel mondo: dentro una mente, un cervello, un luogo dello spazio, un momento del tempo. Questa nostra localizzazione nel mondo è essenziale per comprendere la nostra esperienza del tempo.

CARLO ROVELLI, L’ordine del tempo.

“Tutto è determinato… da forze sulle quali non abbiam alcun controllo. Lo è per l’insetto come per le stelle. Esseri umani, vegetali, o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile”.

ALBERT EINSTEIN, Dal «Saturday Evening Post», 26 ottobre 1929.

“Solo gli imbecilli dicono che il mio lavoro è astratto. Quello che chiamano astratto è il più realista possibile perché quello che è reale non è la forma esteriore, ma l’idea, l’essenza delle cose”.

CONSTANTIN BRÂNCUȘI, Aforismi.

Sulle piramidi – Anche se sono molto grandi le loro proporzioni sono talmente perfette che non vi opprimono. Guardandole si ha l’impressione di poterle tenere nel cavo della mano. Sembrano allo stesso tempo grandi e piccole. Quanto alla Sfinge sembra sorta da un’altra civiltà”.

CONSTANTIN BRÂNCUȘI, Aforismi.

“Regno dell’ombra è l’architettura: il vero architetto è il poeta del vuoto (ombra) che il pieno (luce) sostiene come orizzonte. Invece per la scultura, l’ombra resta un caso, come l’eco per il suono”.

“Fino ad oggi le forme furono fatte consistere in volumi solidi positivi. Penso che forme vere siano invece ideali matrici. Può sembrare una questione di parole ma lo è invece di sostanza. Ogni seme, a cominciare da quello dell’uomo, ha una certa possibilità di sviluppo, un certo spazio virtuale attorno a sé. La scultura dovrà saper rappresentare questo spazio”.

ARTURO MARTINI, La scultura lingua morta e altri scritti.

“Si è fatta arte per dominare
per piangere
per pregare.
Noi la faremo per vivere”.

CONSTANTIN BRÂNCUȘI, Aforismi.

“Una teoria è tanto più riuscita quanto più ha delle premesse semplici, collega tra loro un maggior numero di fenomeni diversi e il suo campo di applicazione continua ad ampliarsi.

ALBERT EINSTEIN, La spiegazione della relatività data alla segretaria Helen Dukas, perché la riferisse ai giornalisti e ad altri non specialisti.

“La pelle è l’organo del contatto, in un duplice senso. Se da un lato condiziona in forma immediata la tattilità, dall’altro è misura del tipo di relazione che abbiamo con gli altri: proprio per questo si sente spesso parlare di contatto buono, o cattivo. Ma la pelle è anche il sismografo della storia personale, luogo di passaggio del senso nel rapporto tra l’individuo e il mondo”.

DAVID LE BRETON, La pelle e la traccia. Le ferite del sé.

“Il grandioso scopo di tutta la scienza è di abbracciare la massima quantità di fatti empirici attraverso deduzioni logiche fatte a partire dalla minima quantità di ipotesi o di assiomi”.

ALBERT EINSTEIN, Lettera a Maurice Solovine, 12 febbraio 1951.

“Proprio perché i cervelli umani sono sì differenziati, ma in maniera uniforme, è anche collettiva e universale la funzione mentale che da ciò è resa possibile. Così si spiega il che fatto che l’inconscio delle razze e dei popoli più remoti fra loro possiede una notevolissima concordanza, la quale si palesa fra l’altro nella straordinaria concordanza, più volte rivelata, delle forme e dei motivi mitici autoctoni. L’universale similarità dei cervelli dà la possibilità universale di una funzione mentale analoga. Questa funzione è la psiche collettiva. […] Per dirla con Janet (1898), la psiche collettiva abbraccia le parties inférieures delle funzioni psichiche, le parti saldamente fondate, per così dire a decorso automatico, ereditate e dappertutto presenti, dunque sovrapersonali o impersonali, della psiche individuale”.

CARL GUSTAV JUNG, L’Io e l’Inconscio.

“Prima degli orologi, per millenni, l’unica misura regolare del tempo per l’umanità era stata l’alternarsi del giorno e della notte. Il ritmo di giorno e notte scandisce anche la vita di animali e piante. Ritmi diurni sono ubiqui nel mondo vivente. Sono essenziali per la vita, e a me sembra probabile che abbiano svolto un ruolo chiave anche per l’origine stessa della vita sulla Terra: serve un’oscillazione per mettere in moto un meccanismo. Gli organismi viventi sono pieni di orologi, di diversi tipi: molecolari, neuronali, chimici, ormonali, più o meno accordati fra loro. Ci sono meccanismi chimici che battono il ritmo di 24 ore fin nella biochimica elementare delle singole cellule.

[…] Contiamo il battito di questo grande orologio, contiamo i giorni. Nella consapevolezza antica dell’umanità, il tempo è innanzitutto il conto dei giorni.
Oltre ai giorni si sono poi contati gli anni e le stagioni, i cicli della luna, le oscillazioni di un pendolo, il numero di volte che si gira una clessidra. […]

Aristotele è il primo di cui abbiamo conoscenza che si è posto il problema di che cosa sia il tempo, ed è arrivato a questa conclusione: il tempo è la misura del cambiamento. Le cose cambiano in continuazione: chiamiamo «tempo» la misura, la contabilità di questo cambiare”.

CARLO ROVELLI, L’ordine del tempo.

“La semplicità nell’arte è, in generale, una complessità risolta”.

CONSTANTIN BRÂNCUȘI, Aforismi.

“Tatuarsi è fare del proprio corpo il mezzo e il fine di una concezione del mondo. Il negro sacrifica il proprio corpo e gli conferisce una nuova intensità: il suo corpo è palesemente abbandonato all’Universale, e tale abbandono riveste in lui una forma sensibile. È caratteristico di una religione dispotica che regna ovunque, e di un culto dell’umanità così potente il fatto che l’uomo e la donna trasformino col tatuaggio il loro corpo individuale in un corpo collettivo; con una forza intensificata soprattutto dall’erotismo. Concepire il proprio corpo come un‘opera incompiuta da trasformare senza esitazioni, rappresenta un’alta presa di coscienza. Al di là del corpo naturale l’autore del tatuaggio potenzia la forma abbozzata dalla natura, e il tatuaggio raggiunge la sua perfezione quando nega la forma naturale e la sostituisce con una forma immaginaria superiore. In questo caso il corpo è tutt’al più come tela e argilla; può divenire persino un ostacolo e provocare un massimo di creazione formale. Tatuarsi suppone una coscienza immediata di se stessi non meno forte della pratica oggettiva della forma”.

CARL EINSTEIN, Scultura negra.

“ La maggior parte degli uomini, Kamala, sono come una foglia cadente, che si libra e si rigira nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come gli astri, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino”.

HERMANN HESSE, Siddartha.

“« Quando qualcuno cerca, » rispose Siddhartha « allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovare nulla, non possa assorbir nulla in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: essere libero, restare aperto, non avere scopo. Tu, venerabile, sei forse di fatto uno che cerca, poiché, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi ».”

HERMANN HESSE, Siddartha.