Dopo un primo viaggio in Tanzania nel 2008 ho iniziato a studiare le
culture africane. In un primo momento sono rimasta affascinata dalla varietà delle
diverse
culture che compongono il continente africano, poi ho cominciato a studiare la loro
provenienza scoprendone l’origine nei gruppi etnici fondamentali.
Le culture africane nonostante siano molto diverse fra loro, per origine e
pratiche,
trattengono comunque delle massime, delle chiavi di lettura comuni. Le tappe della vita,
la
nascita, lo sviluppo, la riproduzione e la morte, sono presenti in ogni cultura
sviluppando
riti tradizionali differenti. Inoltre la vita ed il suo sostentamento sono regolati
dalla
relazione con la natura. Quest’ultima racchiude l’esempio equilibrato da cui tutto trae
ispirazione.
La persona o meglio l’individuo si sviluppa in un nucleo completo e armonioso,
“primitivo”.
Tale modo esplora confini della realtà che oggi chiamiamo “psiche”, “aldilà”,” inconscio
collettivo”.
L’animismo, antica religione africana, trova nella natura gli spiriti e la comunicazione
con
essi, le regole da rispettare nell’ambiente che circonda l’uomo, gli antenati come
padroni
della conoscenza del bene e del male.
La pelle, infine, di tali esseri umani è
“segnata”, marcata dalla vita stessa e dal credo. Già 10.000 anni fa l’uomo si tracciava
sulla pelle segni d’appartenenza che ne definivano il sé. Ancora oggi nelle società
tribali
sopravvive tale usanza che però comincia a perdere il suo valore arcaico a causa di
quello
che viene definito ‘progresso’. Oggi l’individuo comincia ad esaltare l’Io, perdendo
quindi
l'appartenenza ad un ‘Noi’.
Il mio percorso mira alla salvaguardia dell’identità e alla memoria di quei
valori
primari che oggi, più che in precedenza, possono aiutare l’uomo a ritrovare la misura di
sé.
Studio questi valori per produrre scultura, credo in questo. Riflettere su essi mi porta
a
riflette sul tempo, sullo spazio, sulla vita, sulla morte, sul corpo, sul ciò che è
esterno
al corpo, su ciò che è interno al corpo, su ciò che è alla luce e ciò che è in
ombra.
Con lo studio dell’antropologia, della psicologia, della storia dell’arte
e la
visita sul campo di società tribali cerco di affrontare da punti di vista differenti la
realtà, per cercare di comprenderne ogni sfaccettatura. Essere amati e dunque,
inevitabilmente, amare.
Credo in un’arte tangibile, concreta, fatta prevalentemente di materiali
tradizionali. Ora più che in precedenza, dove tutto scorre e tutto è fugace e
sostituibile,
vano e vacuo, serve un pensiero ‘fermo’, fatto di materia, un presente immobile in
questo
tempo fatto solo di proiezione futura. La materia nella sua interpretazione di forma
solida,
compatta sia nella forma che nel valore. Una materia che riflette la propria esistenza
frutto di un pensiero a lungo desiderato e causa di riflessione, sede a sua volta di
pensiero. Siamo fatti per osservare ciò che sta intorno a noi e riflettere questo corpo.
Siamo una contrazione di quanti che ha bisogno di essere materia per ‘divenire’.